CONAI: riciclo degli imballaggi attorno al 75% nel 2026
Per l'anno in corso, secodo la percentuale di riciclo degli imballaggi, l'Italia ne riciclerà circa 11 milioni di tonnellate, raggiungendo una quota del 75%. Questo dato segna un leggero calo rispetto al 76,7% registrato nel 2024, evidenziando alcune criticità operative in specifici comparti del recupero nazionale. Nonostante le difficoltà, la raccolta differenziata continua a crescere con un ritmo superiore rispetto alla quantità di imballaggi immessi sul mercato, volume che dovrebbe oltrepassare i 14 milioni di tonnellate entro il 2026.
Sono queste le prime stime 2026 elaborate da CONAI in occasione della Giornata mondiale del riciclo, che si celebra ogni anno il 18 marzo.
"Stime che, quest'anno, obbligano a una grande prudenza» afferma il presidente di CONAI Ignazio Capuano. "La dinamica che osserviamo nei tassi di riciclo è influenzata da fattori di contesto, oltre che di natura statistica. E a questo si aggiungono dinamiche di mercato particolari, che stanno interessando anche le singole filiere".
Per quanto riguarda il comparto della carta, la riduzione dei consumi interni unita a un incremento delle vendite all'estero sta influenzando le dinamiche del settore. Parallelamente, è fondamentale monitorare con maggiore rigore la pulizia dei materiali raccolti: l'aumento di sostanze estranee compromette infatti la qualità dei flussi destinati al recupero.
Particolare attenzione, ovviamente, è dedicata all'andamento del riciclo delle plastiche tradizionali: il rallentamento degli ultimi mesi, legato anche ai crescenti quantitativi di rifiuti di imballaggio selezionati ma non ritirati dal mercato, rischia di incidere sulla contabilizzazione dei flussi di riciclo effettivo.
"Attraversiamo una fase di criticità legata ai materiali plastici» spiega il presidente Capuano, «che avranno impatti anche sui costi di gestione: stanno aumentando, perché mancano gli sbocchi per la materia riciclata e riciclare costa di più. Ma la globalizzazione mette l'intera industria italiana del riciclo di fronte a nuove sfide: importiamo a costi inferiori sempre più manufatti già realizzati – e non solo materie – da Paesi extra-europei. Questo penalizza molto le nostre aziende. Anche perché al momento, in Italia, i costi dell'energia sono i più alti in Europa, e quello del riciclo è da sempre un settore energivoro".
In un clima di instabilità alimentato dalle tensioni geopolitiche, si prevede che per l’anno in corso i Comuni incrementeranno il conferimento dei rifiuti di imballaggio al circuito CONAI e ai relativi consorzi. I volumi gestiti dovrebbero superare i 5,5 milioni di tonnellate, segnando un netto aumento rispetto ai 4,74 milioni registrati nel 2024.
In questa fase critica, il ruolo di sussidiarietà del sistema CONAI si confermerà strategico per il 2026, ricalcando quanto già avvenuto durante i passati periodi di crisi economica nazionale.
"Il sistema CONAI vede aumentare la sua sfera di gestione proprio quando il mercato si ritira per il venir meno della profittabilità dei materiali a riciclo" commenta Capuano, "e lascia spazio al mercato quando il riciclo torna a essere economicamente conveniente".
L'evoluzione del contesto internazionale, nei prossimi mesi, influenzerà pesantemente i risultati 2026 per il sistema Paese.
"Sono sempre più urgenti politiche industriali che promuovano l'uso di materiali riciclati di prossimità» continua Capuano. «Non possiamo permetterci di vanificare i benefici del riciclo con le importazioni da fuori Europa: i viaggi dal Far East non sono ambientalmente neutri. Riconoscere, anche economicamente, il valore ambientale del riciclo fatto sui nostri territori è essenziale per non esporre le aziende al rischio di speculazioni ambientali ed economiche. Si tratta di una conseguenza delle incertezze legate al nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi, ma anche dell'approccio divergente fra potenze mondiali in questa fase storica. Servono regole più chiare per rendere più solide la pianificazione industriale e la fiducia delle imprese, ma è necessario anche far sì che la finanza sia più semplice e accessibile per le piccole-medie imprese".
