Il latte si trasforma (anche) in packaging

Da rifiuto a risorsa green: così un progetto italiano trasformerà, in soli 18 mesi, gli scarti caseari in imballaggio sostenibile, biodegradabile e compostabile al 100%


La definizione di bioplastica si applica ai rodotti che, a fine vita, garantiscono la loro riciclabilità organica certificata nei diversi ambienti (compostaggio, digestione anaerobica, suolo).
L’uso di materie prime rinnovabili (meglio se provenienti da sottoprodotti e scarti) è parte integrante di una bioplastica, ma non sufficiente; queste infatti sono utilizzate anche per la produzione di polimeri tradizionali p quale, ad esempio, il polietilene verde o “plastica vegetale” che, a fine vita, si comporta la materia proveniente da fonte fossile e non presenta dunque caratteristiche di biodegradabilità e compostabilità.

Grazie quindi alle loro preziose caratteristiche di biodegradabilità e compostabilità, le bioplastiche sono largamente utilizzate: dalla raccolta del Forsu (frazione organica dei rifiuti), alle buste asporto merci o ancora, per piatti, bicchieri e posate usa e getta. Ma non solo. Le bioplastiche sono utilizzate anche per produrre imballaggi e nel settore dell’igiene mentre, in agricoltura i film pacciamanti biodegradabili permettono di evitare i costi della raccolta e del successivo smaltimento di teli tradizionali non biodegradabili. Il loro utilizzo quindi contribuisce a ridurre (se non evitare completamente) i costi di smaltimento, favorendo la commercializzazione di compost di qualità da parte dei compostatori.

Missione bio imballaggi

Con queste premesse è nato recentemente il progetto Biocosì, presentato da Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) il 5 febbraio scorso nella Giornata contro lo spreco alimentare, voluta dal Ministro dell’Ambiente.
Biocosì - acronimo complesso che fa riferimento a tecnologie e processi innovativi per la produzione di imballaggi al 100% biodegradabili e compostabili per un’industria sostenibile, economica/circolare ed intelligente si prefigge di utilizzare le acque reflue della filiera casearia, per produrre bioplastica destinata a imballaggi e packaging per la conervazione degli alimenti (come vaschette per i formaggi o bottiglie per il latte), prodotti che saranno biodegradabili e compostabili al 100%.
Sviluppato da Enea in collaborazione con la start-up pugliese EggPlant, il progetto trasformerà in 18 mesi i rifiuti caseari in risorse, realizzando un packaging sostenibile e inserendo materiali biodegradabili nelle linee produttive.

(descrizione)
Due le innovazioni previste dal progetto. Una riguarda il processo di separazione a mem-brana sviluppato da Enea nel Centro Ricerche di Brindisi, per il frazionamento del siero di latte grazie al quale è stato possibile recuperare sieroproteine/peptidi, lattosio e sali minerali ed infine un’acqua ultrapura.

I risultati ottenuti evidenziano come i microrganismi scelti siano in grado di utilizzare gli zuccheri residui del siero, trasformandoli in in polimero plastico: lo scarto viene in talmodo rivalutato e convertito in un nuovo materiale a minor impatto ambientale. Contrariamente alla plastica tradizionale, il polimero mantiene la biodegradabilità e può essere demolito e assimilato da numerosi microrganismi presenti nell’ambiente, che lo riutilizzano come fonte di nutrienti.

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