Plastica: produzione in calo e incertezze sul nuovo EPR
Il comparto europeo della plastica sta affrontando una crisi profonda, segnata dalla perdita di oltre 15 milioni di tonnellate di capacità produttiva. In questo contesto, il convegno organizzato da Ecopolietilene ha evidenziato come il rallentamento economico, i costi operativi elevati e l'incertezza normativa stiano mettendo a dura prova la filiera, spingendo le imprese verso una pericolosa dipendenza dalle importazioni extra-UE.
Al centro del dibattito c'è la nuova normativa sulla Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per i beni in plastica che non rientrano nella categoria degli imballaggi.
Fabio Pedrazzi, presidente del consorzio, pur vedendo nel nuovo schema un'opportunità per valorizzare le "miniere urbane" di materie prime seconde, mette in guardia dai rischi: un'impostazione troppo burocratica o complessa potrebbe gravare eccessivamente sulle aziende e confondere i cittadini nella raccolta differenziata, compromettendo la qualità del riciclo.
I dati emersi dall'analisi di Plastic Consult mostrano un quadro preoccupante per il 2025: mentre i polimeri vergini restano stabili, l'impiego di plastiche riciclate è previsto in calo del 7,5%. Questo segnale indica che il materiale rigenerato fatica a competere sul mercato senza regole omogenee. In questo scenario, il polietilene (PE) mantiene un ruolo cardine, rappresentando il 36% dei beni plastici analizzati e trovando applicazione in settori vitali come l'edilizia, l'agricoltura e l'arredamento.
Ecopolietilene, che dal 2020 ha già gestito 150.000 tonnellate di rifiuti raggiungendo un tasso di recupero del 50%, ribadisce la necessità di passare dalle parole ai fatti. Il direttore generale Giancarlo Dezio ha sottoienato che il consorzio vuole essere un partner operativo sul campo e non un mero organo burocratico. La richiesta finale alle istituzioni è chiara: servono perimetri d'azione certi e meccanismi di collaborazione efficaci affinché la transizione ecologica sia sostenibile non solo per l'ambiente, ma anche per l'economia delle migliaia di imprese del settore.
