Rifiuti inerti, nel Lazio oltre 5,6 mln di tonn./anno

La gestione degli scarti da costruzione e demolizione si conferma una risorsa strategica per la svolta ecologica del Lazio, dove ogni anno si generano oltre 5,6 milioni di tonnellate di residui edili, di cui ben due milioni concentrati nell'area di Roma Capitale. I dati sono stati presentati da ANPAR durante un confronto istituzionale nella sede della Regione, focalizzato sul recupero dei materiali minerali in vista dei futuri investimenti infrastrutturali sul territorio.
Secondo l'associazione, il potenziamento della viabilità e dei trasporti impone una programmazione lungimirante, capace di legare la realizzazione delle opere pubbliche alla logistica del riciclo. Trasformare le macerie in aggregati riutilizzabili consente infatti di frenare il prelievo di materie prime vergini e di abbattere le emissioni dell'autotrasporto, a patto di valorizzare le risorse in prossimità del cantiere d'origine.
Per questo motivo, il prossimo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti dovrà agevolare l'apertura di nuovi centri di lavorazione vicino alle aree urbane a più alta densità edilizia. Per consolidare il mercato, tuttavia, il settore chiede regole snelle e l'applicazione sistematica dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) negli appalti, soprattutto per le infrastrutture stradali. Al dibattito hanno partecipato anche i vertici di Legambiente e ANCE Roma, concordando sulla necessità di riservare un canale normativo dedicato e semplificato per questi impianti di trattamento non pericolosi, dato il loro ridotto impatto ambientale.
Fontamentali nel circuito del riciclo sono le rivendite edili. Come evidenziato da Confapi Lazio e dal Gruppo REA Italia, i magazzini di materiali possono trasformarsi sia in punti di prossimità per raccogliere i rifiuti delle micro-demolizioni, sia in canali commerciali per i prodotti rigenerati. L'obiettivo è definire linee guida e intese con i Comuni per regolarizzare lo stoccaggio temporaneo di questi scarti direttamente nelle aree dei punti vendita.

"Il riciclo degli inerti non si realizza soltanto attraverso gli impianti: occorre creare le condizioni perché i materiali recuperati possano essere effettivamente utilizzati. Servono una pianificazione coerente, regole chiare e applicate in modo uniforme, una corretta attuazione dei CAM e una domanda capace di sostenere il mercato degli aggregati riciclati. In un territorio che si prepara a realizzare importanti opere infrastrutturali, è fondamentale mettere in relazione i fabbisogni dei cantieri con le opportunità offerte dal recupero dei materiali", ha dichiarato Carlo Colombino, presidente ANPAR. "La nostra Associazione può rappresentare un interlocutore tecnico stabile per la Regione Lazio, Roma Capitale e gli altri enti territoriali. Le imprese del settore possiedono competenze ed esperienza che possono contribuire a individuare soluzioni efficaci, dalla programmazione degli impianti alla valorizzazione dei materiali recuperati. Chiediamo che la filiera sia coinvolta nelle sedi di confronto e nelle decisioni che riguardano la gestione dei rifiuti e lo sviluppo delle infrastrutture: è così che gli obiettivi dell'economia circolare possono diventare risultati misurabili per il territorio".
 
I lavori, introdotti e moderati da Paolo Barberi, segretario nazionale ANPAR, hanno visto gli interventi di rappresentanti delle aziende, del mondo associativo, ambientalista e istituzionale.
L'incontro ha confermato il ruolo di ANPAR come collettore delle esigenze del settore privato e interlocutore delle Pubbliche Amministrazioni ed è stato una tappa fondamentale del dialogo pubblico-privato su riciclo degli inerti e sviluppo del mercato degli aggregati riciclati.
ANPAR ha ribadito il proprio impegno affinché il riciclo degli inerti trovi piena integrazione nelle politiche regionali sui rifiuti e nelle strategie per le infrastrutture, contribuendo a ridurre il consumo di risorse naturali e a consolidare l'economia circolare nel settore delle costruzioni.